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Gaslighting

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Il gaslighting è un comportamento che la persona abusante mette in atto per minare alla base la fiducia che la vittima ripone in sé stessa, dei suoi giudizi di realtà, facendola sentire confusa fino a dubitare di stare impazzendo.

E’ una subdola azione di manipolazione mentale con la quale il gaslighter, così si chiama l’agente di questo comportamento, mette in dubbio le reali percezioni dell’altra persona facendola sentire “sbagliata”.

Non vi sono parole per descrivere la sensazione di morte imminente che prova la persona colpita da questo tipo di maltrattamenti psicologici. Alla vittima è tolta la speranza del domani e ben presto manifesterà problemi psichici. In numerosi casi il comportamento di gaslighting è adottato dal coniuge abusante per chiudere rapporti coniugali travagliati dietro ai quali, molto spesso, si celano insoddisfazioni personali e relazioni extraconiugali. Purtroppo la realtà delle famiglie non è quella propinata quotidianamente dalla pubblicità delle merendine. E’ difficile riconoscere questo tipo di violenza: è insidiosa, sottile, non se ne percepisce l’inizio, a volte è scusata dalla stessa vittima; non si tratta di un’ira, che almeno è subito identificabile e magari oggetto d’immediata risposta, anche legale. E’ una sottile lama che s’insinua, molte volte, tra la tranquillità delle mura domestiche. E’ una violenza gratuita e persistente, presente quotidianamente che ha la capacità di “annullare” la persona che ne è bersaglio. Si tratta di un vero e proprio lavaggio del cervello, che pone la vittima nella condizione di pensiero di “meritarsi quella punizione”.Il gaslighting è una forma di violenza che nasce anche all’interno di rapporti precedentemente costruiti sull’amore. Poi, una frustrazione alla quale non si sa adeguatamente reagire e che mette in crisi la sicurezza e la fiducia che ripone in sé il manipolatore e tutto crolla: l’amore diventa maligno, aspro, fa sanguinare il cuore e la psiche della persona colpita dalle molestie; il gaslighting lascia ferite che nessuno potrà guarire.L’atteggiamento tenuto dall’abusante con asserzioni che feriscono l’anima sono estremamente dannose ancor di più se pronunciate alla presenza d’altre persone; il gaslighter sa come incrementare le ferite. Il persecutore instaura con il suo obiettivo una relazione narcisistico-perversa, “deumanizza” la vittima, la manipola, ottenendone il controllo totale, impedendone separatezza ed autonomia. La persona si troverà imprigionata da questo comportamento e, lentamente, le sue resistenze si affievoliranno sino a scomparire del tutto, diventando inconsapevole complice del suo persecutore.

In questo sprofondamento nell’abisso la vittima attraverserà tre fasi successive:

a) La prima fase sarà caratterizzata da una distorsione della comunicazione. Il perseguitato non riuscirà più a capire il persecutore. I “dialoghi” saranno caratterizzati da silenzi ostili, alternati da picchi destabilizzanti. La vittima si troverà così disorientata, confusa nella nebbia.

b) La seconda fase sarà caratterizzata da un tentativo di difesa. La vittima cercherà di convincere il suo persecutore che quello che dice non corrisponde alla verità; proverà ad instaurare un dialogo, ostinato, con la speranza che ciò serva a far cambiare il comportamento del gaslighter. Il perseguitato si sentirà come investito da un compito: le sue capacità d’ascolto e di dialogo riusciranno a far cambiare il persecutore.

c) La terza fase è la discesa nella depressione. La vittima vedrà piano piano spegnersi il suo soffio vitale, si convincerà che ciò che il persecutore dice nei suoi confronti corrisponde a verità.

La cosa più difficile si riscontra quando col manipolatore si aveva in precedenza un rapporto felice e sereno; il fenomeno, infatti, può verificarsi anche molti anni dopo in una relazione apparentemente tranquilla. Tuttavia, fatti scatenanti, come un licenziamento o una qualsiasi frustrazione, mettono in crisi il manipolatore, che agisce per riacquistare quella fiducia e quella sicurezza in se stesso ormai svanita.

Sono classificabili tre tipi di manipolatore:

a) Il manipolatore affascinante. E’ probabilmente il più insidioso, attua la manipolazione in maniera strategia lusingando la vittima, alterna silenzi ostili a momenti d’alluvione d’amore. Si può solo immaginare l’atmosfera di disorientamento che pervade la vittima.

b) Il manipolatore bravo ragazzo che sembra avere a cuore solo il bene della vittima ma in realtà antepone ad ogni altra cosa i propri bisogni

c) L’intimidatore. E’ il contrario dei manipolatori precedenti e, sicuramente, il più diretto. Non si preoccupa di nascondersi dietro false facciate. Utilizza il rimprovero continuo, il sarcasmo, l’aggressività diretta.

Lo scopo del comportamento di gaslighting, comune alle tre categorie di manipolatori, è ridurre la vittima a un totale livello di dipendenza fisica e psicologica, annullare la sua capacità di scelta e responsabilità.Il gaslighter, così viene definito colui che mette in atto tale manipolazione mentale, fa credere alla vittima di stare vivendo in una realtà che non corrisponde alla realtà oggettiva, la fa sentire sbagliata, mina alla base ogni sua certezza e sicurezza, in sostanza agisce su di lei un vero e proprio lavaggio del cervello.

Il comportamento di gaslighting attraversa tre fasifondamentali:

1) Incredulità: la vittima non crede a quello che sta accadendo nè a ciò che vorrebbe farle credere il suo “carnefice”

2) Difesa: la vittima inizia a difendersi con rabbia e a sostenere la sua posizione di persona sana e ben “piantata” nella realtà oggettiva

3) Depressione: la vittima si convince che il manipolatore ha ragione, getta le armi, si rassegna, diventa insicura e estremamente vulnerabile e dipendente.

Il manipolato, avendo necessità di approvazione da parte del partner, può reagire in due modi: abbandonando la propria percezione della realtà oppure cercando di portare il gaslighter verso il proprio punto di vista; lo scopo di entrambe le situazione è, comunque, l’approvazione del manipolatore, in modo da far sentire il manipolato capace e valido annullando così le divergenze tra i due. Proprio per quanto detto finora è difficile che chi è vittima del gaslighter si renda conto della situazione perversa in cui vive e chieda aiuto, cosa ancor più vera se si pensa che essa diventa così dipendente da isolarsi anche a livello sociale per la paura di essere inadeguata o giudicata pazza. Più spesso la richiesta di aiuto o la capacità di far “aprire gli occhi” alla vittima arriva da chi le sta intorno, altri familiari, amici o colleghi. E’ allora che può e deve iniziare il percorso di ricostruzione della propria identità, della fiducia e del senso di sè che porti la donna a liberarsi da una relazione perversa e dolorosa.

Bibliografia:

CIALDINI R. (1989) Come e perché si finisce col dire di sì, Firenze, Giunti/Barbera

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