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Bullismo e Baby gang
Negli ultimi anni, le pagine dei quotidiani e i telegiornali sono sempre più invasi da episodi di violenza e prevaricazione compiuti da giovani e adolescenti verso vittime , spesso della stessa età, e che prendono il nome di episodi di bullismo.
Il bullismo è un concetto privo di una definizione tecnica, giuridica e sociologica, ma è usato unanimemente per indicare tutta quella serie di comportamenti tenuti da soggetti giovani (bambini, adolescenti) nei confronti di loro coetanei, ma non solo, caratterizzati da intenti violenti, vessatori, e persecutori.
Il fenomeno ha anche legami con la criminalità giovanile, il teppismo ed il vandalismo. Esistono diversi tipi di bullismo, di solito catalogati come: bullismo verbale: Il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi o minacciandola; bullismo psicologico: Il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto; bullismo fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci o spinte, o la molesta sessualmente; cyberbullying o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filmati in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio. Le vittime sono, solitamente, soggetti sensibili e calmi, al contempo ansiosi ed insicuri. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, nel caso di bambini piccoli, piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un’opinione negativa di sé e della propria situazione. Sono caratterizzate da un modello reattivo ansioso o sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una debolezza fisica, modello che viene rinforzato negativamente dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché non in grado di affrontare la situazione o incapace di padroneggiarla in maniera efficace. Solitamente le vittime vivono a scuola una condizione di solitudine, di isolamento e di abbandono. Manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo, hanno paura di farsi male, sono incapaci nelle attività di gioco o sportive, sono abitualmente non aggressivi e non prendono in giro i compagni, ma hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo. Il rendimento scolastico è di vario tipo e tende a peggiorare all’entrata della scuola media. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l’insicurezza, l’incapacità, l’impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; così le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità. La caratteristica più evidente del comportamento da bullo è chiaramente quella dell’aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso i genitori e gli insegnanti. I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso impulsivi. Vantano spesso la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi. Tentano a volte di trarre vantaggio anche utilizzando l’inganno. Si dimostrano molto abili nelle attività sportive e di gioco e sanno trarsi d’impaccio anche nelle situazioni difficili. Al contrario di ciò che generalmente si pensa, non presentano ansia o insicurezze. Sono caratterizzati quindi da un modello reattivo-aggressivo associato, se maschi, alla forza fisica che, suscitando popolarità, tende ad auto-rinforzarsi negativamente raggiungendo i propri obiettivi. I bulli hanno generalmente un atteggiamento positivo verso l’utilizzo di mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una buona considerazione di se stessi. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l’aumentare dell’età e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola. L’atteggiamento aggressivo prevaricatore di questi giovani sembra essere correlato con una maggiore possibilità, nelle età successive, ad essere coinvolti in altri comportamenti problematici, quali la criminalità o l’abuso da alcool o da sostanze. All’interno del gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi, ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi ragazzi provengano da condizioni familiari educativamente inadeguate, il che potrebbe provocare un certo grado di ostilità verso l’ambiente. Questo fatto spiegherebbe in parte la soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni. Passo successivo al bullismo , è rappresentato dalla nascita delle cosiddette Baby gang. La gang si differenzia da altri tipi di gruppi giovanili perché, a differenza di questi ultimi, è guidata da un leader, ha una ben definita gerarchia interna, controlla un territorio, che generalmente coincide con il quartiere dove la banda ha avuto origine, è stabile nel tempo ed, infine, è frequentemente coinvolta in comportamenti delinquenziali e in scontri, anche piuttosto cruenti, con le gangs rivali. Nelle bande è molto sentita l’appartenenza al gruppo e tra i membri vi è una forte coesione interna. Il gruppo è un’area che permette e facilita il passaggio dall’infanzia all’età adulta, dalla famiglia alla società. Il contatto con il gruppo dei pari assume dunque grande rilevanza proprio in concomitanza con i primi tentativi di emancipazione del ragazzo dalla famiglia: infatti il tentativo di superamento della dipendenza dagli adulti è legato all’instaurarsi di nuovi legami nell’ambito del gruppo dei pari e di nuove regole condivise con i coetanei. Il gruppo adolescenziale fonda un proprio linguaggio e propri valori orientando atteggiamenti e comportamenti del singolo. L’appartenenza al gruppo, grazie alle regole stabilite, richiede autentiche dimostrazioni di fedeltà, determinando quei fenomeni di conformismo e di contagio che caratterizzano i gruppi adolescenziali. Il fenomeno delle gangs giovanili appartiene principalmente alla realtà americana: infatti è negli slums, i quartieri più poveri e degradati delle grandi città americane che, nella prima metà del 19° secolo, hanno origine le bande. In Italia il problema dei gruppi adolescenti devianti si presenta, anche se in modo contenuto rispetto all’America e ad altri paesi europei, a partire dagli anni ‘50. Anche da noi la devianza di gruppo è, oggi, particolarmente diffusa tra i giovani ma è diversa la descrizione del fenomeno: si tratta di gruppi di giovani annoiati che cercano di impegnare il tempo per potersi divertire. I gruppi sono costituiti in genere da compagni di scuola, ragazzi cresciuti nello stesso quartiere e che abitualmente si incontrano nello stesso luogo di ritrovo. Appartengono spesso a contesti sociali e familiari multiproblematici ma non necessariamente a fasce socio-culturali disagiate. Le tipologie di reati commessi sono infatti differenti a seconda del contesto sociale di appartenenza del minore. Tra gli elementi che sembrano accomunare questi minori possiamo identificare situazioni di separazioni di fatto o di conflittualità genitoriali con incapacità da parte della famiglia di comprendere ed in qualche modo contenere i figli. Laddove si verificano episodi di devianza commessi da gruppi con modalità più o meno differenziate, si tratta soprattutto di minori che spesso presentano gravi problematiche socio-economiche e familiari, difficoltà relazionali e incapacità di dar senso alle proprie scelte di vita. Come può essere risolto il problema? Attraverso la prevenzione, la quale deve interessare gli alunni, gli insegnanti e i genitori. Questi possono farsi carico dei problemi promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti. Si è evidenziato che l’intervento con bambini e ragazzi, deve essere preventivo rispetto a segnali più o meno sommersi del disagio e rispetto alle fisiologiche crisi evolutive. Per questi motivi è necessario attuare un programma di intervento pluriennale di carattere preventivo e diretto al gruppo classe/scuola. Questo intervento rappresenta un’occasione di crescita per il gruppo classe stesso che, attraverso un maggiore dialogo ed una maggiore consapevolezza di pensieri, emozioni ed azioni, diventerà risorsa e sostegno per ciascun membro della classe. È inutile sottolineare che per rendere efficace e duraturo questo tipo di prevenzione, è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino affinché l’esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi. Il compito degli insegnanti è quindi quello di intervenire precocemente finché permangono le condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati. Per migliorare la collaborazione con le famiglie è importante che si spieghi anche ai genitori che i loro figli possono assumere diversi atteggiamenti a seconda degli ambienti in cui si trovano. Questo è utile per prevenire la sorpresa delle famiglie nello scoprire modalità di comportamento differenti a casa e a scuola.
Bibliografia:
Anzieu, D. 1990 Dinamica dei piccoli gruppi, Roma, Borla.
Fonzi, A. 1997 Il bullismo in Italia. Il fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia, Firenze, Giunti
Genta, M.L. 2002 Il bullismo. Ragazzi aggressivi a scuola, Roma, Carocci
Menesini, E. 2000 Bullismo: che fare? Prevenzione ed interventi nella scuola, Firenze, Giunti.
Sitografia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo
http://www.aeop-toscana.it/node/73
http://www.iltuopsicologo.it/Bullismo.asp





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