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Fine settimana di sangue nelle famiglie italiane

familyLe stragi in famiglia

Non si ferma la «strage» delle liti in famiglia o dei raptus che portano a uccidere un parente, spesso i più stretti, o al dramma dell’omicidio-suicidio. Un fenomeno purtroppo noto, visto che i rapporti Eures-Ansa sull’omicidio volontario segnalano una media di un morto ogni due giorni, oltre 1.300 vittime in sei anni con un’amara constatazione: la famiglia italiana uccide più della criminalità.

Nelle ultime 48 ore sono numerosi gli omicidi e i suicidi che si possono ricondurre a fatti di famiglia: sabato a Cuneo un uomo di 69 anni ha sparato alla compagna uccidendola; nel trevigiano una giovane donna è accusata di aver ucciso la piccola figlia; nel bolognese una donna di 72 anni è stata uccisa dal figlio di 40; a Latina per gelosia un giovane romeno ha ucciso l’ex di appena 17 anni; nel Comasco un disoccupato ha ucciso il convivente della sorella per una lite; a Roma un quarantenne ha ucciso la moglie moldava a coltellate, ha dato fuoco al corpo e si è poi ucciso; in provincia di Crotone litiga con la moglie e la colpisce al viso con un coltello: la donna è grave.
Secondo il rapporto Eures-Ansa quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro, la casa, si trasforma invece nel luogo a più elevato rischio; l’arma da taglio risulta lo strumento più utilizzato negli omicidi in famiglia (31,3%) e in nove casi su dieci è maschio l’autore del delitto. Dai dati dei rapporti Eures-Ansa sull’omicidio volontario in Italia relativi agli anni 2005 e 2006 emerge una realtà inequivocabile: un omicidio su tre avviene in ambito familiare. Nel 2006 ad esempio, le vittime di omicidi in famiglia sono state 195, pari al 31,7% di quelle complessive, con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente, quando le vittime furono 176 (il 29,1% del totale). Le vittime di mafia sono state, nel 2006, il 25,2% del totale, e solo il 12,7% del totale degli omicidi quelle della tanto temuta microcriminalità.

Anche nel 2005, la criminalità organizzata e quella comune hanno ucciso meno della famiglia: 176 i morti in ambito familiare, 146 le vittime di mafia (24,4% del totale), 91 quelle della criminalità comune (15,2%). I dati sottolineano inoltre che quasi la metà degli omicidi in famiglia avviene al Nord (94 vittime, pari al 48,4% del totale), mentre al Sud se ne contano 62 (31,8%) ed al Centro 39 (20%). La Lombardia è la prima regione per numero di omicidi in famiglia (30); seguono il Veneto (22), la Campania (18), la Sicilia (17) e Lazio, Toscana ed Emilia Romagna (14 vittime). Delle 195 vittime del 2006, 134 sono donne (+36,7% rispetto all’anno precedente). Il rischio più alto è per le inoccupate, tra i 25 ed i 54 anni. Ed è proprio nel rapporto di coppia che avviene oltre la metà degli omicidi (52,8%), considerando che il 72,8% di questi delitti avviene all’interno delle abitazioni.

06 settembre 2009 – Il Secolo XIX.it

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